Meccanismi Terapeutici Identificativi

Ossigenoterapia iperbarica

Gli effetti benefici dell’ossigenoterapia si legano alla capacità dell’ossigeno, somministrato a una pressione più alta di quella dell’atmosfera, di migliorare la circolazione sanguigna e, di conseguenza, di favorire la guarigione di lesioni e la cura di infezioni dei tessuti.

Il maggiore apporto di ossigeno favorisce il buon funzionamento dell’apparato muscolo-scheletrico, rilassa e tonifica i muscoli, impedisce contrazioni e spasmi. L’ossigenoterapia è utile anche a chi soffre di distrofie e problemi della deambulazione.

Aumento della disponibilità dell’O2 Tissutale

La PaO2 (pressione parziale dell’Ossigeno nel sangue arterioso), che è indice dell’Ossigeno disciolto fisicamente nel sangue, aumenta con l’aumentare della pressione a cui viene respirato l’Ossigeno puro.

Solo se la PaO2è sufficientemente alta, come nell’OTI, si crea una “driving force” tale da fare innalzare consistentemente anche la PaO2tissutale.

Ripristino Funzione dell’Emoglobina e della Citocromo A-3-Ossidasi in Casi di Avvelenamenti

Si tratta di un effetto di massa da parte dell’Ossigeno che riesce a vincere la maggior affinità di alcune sostanze tossiche, come per esempio il CO, i Cianuri, ecc., per l’Emoglobina e per certi enzimi della catena respiratoria mitocondriale.

Lesioni da Agenti Fisici o Chimici

Radiolesioni, Ustioni, Congelamenti…

  • Radiolesioni (Osteonecrosi, Lesioni tessuti molli, Mieliti proctiti cistiti, Enteriti)
  • Ustioni
  • Congelamenti

Induzione della Neoangiogenesi Nelle Aree Ischemiche

Tessuti che presentano una PaO2 troppo bassa rimangono metabolicamente attivi ma non sono in grado di sviluppare angioneogenesi nelle zone lesionate, con la conseguenza che l’ischemia tende a permanere.

Con l’OTI, soprattutto se applicata con intermittenza, si avvia il processo di angioneogenesi.

Alterazioni Atrofiche

Ritardi di guarigione di ferite, Ulcereda decubito, Innesti cutanei, Ritardi di consolidamento di fratture ossee, Algodistrofie postraumatiche.

  • Ritardi di guarigione di ferite
  • Ulcereda decubito
  • Innesti cutanei
  • Ritardi di consolidamento di fratture ossee
  • Algodistrofie postraumatiche (m. di Sudeck)
  • Necrosiossee asettiche

Ottimizzazione dei Processi Cicatriziali

Una sufficiente PaO2 tissutale è indispensabile alla riproduzione dei fibroblasti ed alla idrossilazione della prolina e della lisina per ottenere la definitiva formazione di collagene.

Perciò in OTI i processi di guarigione di ulcere e ferite risultano favoriti ed accelerati.

Stimolazione Processi Osteogenetici

Una sufficiente PaO2 tissutale è indispensabile alla attività osteoblastica. In OTI si evidenzia inoltre una prevalenza del tessuto osseo su quello fibroso, comparsa di ponti ossei sulle zone erose, più veloce maturazione del tessuto ed apposizione di sali minerali.

Effetto Battericida e Batteriostatico

L’OTI è utile nelle infezioni da anaerobi ed aerobi. L’OTI è utile nelle infezioni da anaerobi ed aerobi.

Sui primi ha un’azione diretta per produzione di radicali liberi dell’Ossigeno.

Sui secondi l’azione è spiegabile per l’attivazione della funzione fagocitaria dei polimorfonucleati.

Riduzione degli edemi

In un tessuto ischemico l’edema, aumentando la distanza dei tessuti dal letto capillare,tende a mantenere le condizioni di ipossia e quindi dell’edema stesso.

Con l’OTI si ottiene invece una riduzione dell’edema attraverso una vasocostrizione, pur aumentando la PaO2 tissutale.

Accelerazioni della Demarcazione fra Tessuti Necrobiosi e Tessuti Ischemici ma Recuperabili

Mentre da una parte con l’effetto antiedema e con l’aumento della PaO2tissutale si assiste ad un recupero dei tessuti sani e ad un graduale instaurarsi dei processi di granulazione, i tessuti in stato di necrobiosi diventano visibilmente necrotici in breve tempo per il venir meno dei processi di difesa antiossidativa.

Effetto Volumetrico

Su questo effetto, dovuto alla pressione, si basa la terapia della Malattia da Decompressione e della Embolia Gassosa Arteriosa.

E’ da notare come quest’ultimo quadro è più frequentemente legato a varie cause iatrogene che non a disbarismi da attività subacquea. Sotto l’effetto della pressione le bolle si riducono di volume.