Patologie ortopediche

Protesi all’anca

L’anca costituisce una delle maggiori articolazioni che sostengono il peso corporeo. E’ costituita da due importanti elementi: una sfera (testa femorale) situata all’estremità prossimale del femore che si articola con una cavità pelvica (cavità acetabolare). La cartilagine, sostanza liscia e compatta, copre le due superfici ossee articolari proprio nel punto di contatto per proteggerle durante i movimenti.
Il resto dell’articolazione è coperto da un tessuto sottile chiamato membrana sinoviale che, in condizioni ottimali, produce una piccola quantità di liquido capace di lubrificare e ridurre la frizione. L’artrite è certamente la causa più importante di dolore cronico e riduzione della capacità motoria. Osteoartrite, artrite reumatoide e artrite post-traumatica sono le forme più comuni di questa patologia. L’osteoartrite (o artrosi) colpisce di solito pazienti oltre i 50 anni di età che abbiano casi di familiarità relativi a tale patologia. Tale condizione patologica fa sì che la cartilagine venga progressivamente usurata al punto che il conseguente attrito delle ossa provochi dolore e rigidità nell’articolazione. L’artrite reumatoide è una patologia in cui la membrana sinoviale, inspessita e infiammata, produce liquido in eccesso che danneggia la cartilagine articolare, causando dolore e rigidità nell’articolazione. L’artrite post-traumatica è la diretta conseguenza di forti traumi o fratture. Una volta subìto il trauma, la cartilagine viene danneggiata, causando dolore e rigidità nell’articolazione.

Recentemente la chirurgia di protesi all’anca si è molto evoluta: il chirurgo utilizza tecniche sempre più avanzate che permettono di effettuare la sostituzione dell’articolazione dell’anca in assoluta sicurezza, preservando le strutture anatomiche.
L’intervento chirurgico a livello dell’articolazione dell’anca può essere classificato in base a tre diverse tipologie:

  • sostituzione completa (o artroplastica), che mira a sostituire sia le componenti articolari che quelle femorali che le acetabulari;
  • la sostituzione parziale, detta endoprotesi, limitata al trattamento di fratture del collo prossimale del femore in cui viene preservato l’acetabolo; e la revisione o riprotesizzazione, che consiste nella sostituzione di un elemento già precedentemente impiantato
La fase sub-acuta ha inizio il giorno successivo all’intervento, può durare fino a 4 giorni e ha termine con l’inizio della fase post-acuta. Comprende esercizi di movimento passivo dell’arto, praticati dal fisioterapista nel letto del paziente. Queste tipologie di esercizi sono mirate a ristabilire le seguenti funzioni:
  • mettersi seduti e in piedi senza accusare vertigini,
  • imparare ad utilizzare le stampelle,
  • medicare la ferita ed esercizi attivi per rafforzare il muscolo.

Fase post-acuta

La fase successiva è detta post-acuta e viene gestita all’interno del reparto di riabilitazione. Prevede un programma quotidiano di almeno tre ore, per una durata di 3 o 4 settimane. Se la condizione del paziente lo permette, questa fase può essere gestita in modalità day-hospital.
Questa fase prevede un programma completo: esercizi passivi per il recupero delle articolazioni ROM; esercizi attivi finalizzati a rafforzare il muscolo; utilizzo di terapia in acqua; esercizi finalizzati a migliorare la normale deambulazione utilizzando strumentazione ed ausili vari (treadmill, cyclette, ecc…); terapia occupazionale per ricoveri ADL; almeno 2 incontri nel periodo del ricovero per istruire i familiari su come gestire il paziente nell’ambiente domestico; messa a punto di un programma di attività ed esercizi da eseguire a casa.

Protesi del ginocchio

Il ginocchio è la seconda grande articolazione che sorregge il peso corporeo. E’ formata dall’estremità distale del femore che articola con la tibia e la patella.
La cartilagine copre le sue superfici ossee articolari nei punti di contatto, permettendo uno scivolamento agevole. Le strutture semicircolari, o menischi, formati da micro cartilagini, avvicinano le due superfici articolari agendo da stabilizzatori ed assorbendo la pressione esercitata sul ginocchio. La restante parte dell’articolazione interna è rivestita da un sottile tessuto, la membrana sinoviale, che, in caso di articolazione non danneggiata, produce una piccola quantità di liquido lubrificante che riduce la frizione. La stabilità della giuntura è assicurata dai legamenti e dai muscoli della coscia.
L’artrite rappresenta la causa principale di dolore cronico e perdita di funzionalità motoria a livello dell’articolazione del ginocchio. L’osteoartrite, l’artrite reumatoide, e l’artrite post-traumatica sono le forme più comuni di tale patologia. L’osteoartrite (o artrosi) di solito colpisce soggetti ultracinquantenni che presentano familiarità per questa patologia. La cartilagine viene progressivamente erosa e le ossa, sfregando l’una contro l’altra, causano dolore e rigidità nell’articolazione.
L’artrite reumatoide è una patologia in cui la membrana sinoviale, inspessita ed infiammata, produce un eccesso di liquido che va a danneggiare la cartilagine articolare causando dolore e rigidità nell’articolazione. L’artrite post-traumatica è la diretta conseguenza di un forte trauma o frattura. La cartilagine che ha subìto il trauma viene danneggiata causando dolore e rigidità nell’articolazione.

L’intervento

L’intervento al ginocchio può essere eseguito in anestesia totale o spinale, in base a quanto viene indicato dall’anestesista che effettuerà un’opportuna valutazione sul paziente. L’intervento ha una durata di qualche ora. Il chirurgo rimuove la cartilagine e l’osso danneggiati e li sostituisce con componenti articolari in metallo e poliuretano per ottenere un allineamento corretto ed una buona qualità di movimento dell’arto. Sono disponibili vari modelli di protesi del ginocchio, ma in generale tutte constano di tre elementi: una componente femorale (in metallo liscio e molto resistente), una componente tibiale (una base in metallo con attaccato uno spesso strato di materiale plastico ad alta densità) ed una componente patellare (anch’essa costituita da materiale plastico ad alta densità). Per rinforzare l’osso che àncora le componenti della protesi viene anche utilizzato uno speciale cemento ortopedico.

La fase sub-acuta

Si tratta di una fase che ha inizio il giorno successivo all’intervento, dura fino a quattro giorni e termina con l’inizio della fase post-acuta. Questa fase comprende esercizi di movimento passivo dell’arto eseguiti nel letto del paziente da un fisioterapista: sedersi ed alzarsi in piedi senza accusare vertigini, corretto utilizzo delle stampelle, medicazione della ferita ed esercizi attivi per rafforzare il muscolo.

La fase post-acuta

Questa fase viene eseguita nel reparto di riabilitazione e consta di un programma giornaliero di almeno tre
ore, per una durata complessiva di tre o quattro settimane. Se le condizioni del paziente lo permettono,
questa fase può anche essere gestita in modalità day hospital.
Il programma prevede:

  • esercizi passivi per il recupero delle articolazioni ROM, esercizi attivi per rafforzare la muscolatura; utilizzo di terapia in acqua;
  • esercizi volti a migliorare la normale deambulazione con l’utilizzo di varie attrezzature (treadmill, cyclette, ecc…),
  • terapia occupazionale per il recupero delle attività e funzionalità quotidiane ADL,
  • almeno due incontri nel periodo del ricovero per istruire la famiglia su come gestire il paziente in ambiente domestico;
  • messa a punto di un programma di esercizi ed attività da svolgersi in ambiente domestico.